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	<title>Residence San Gennaro</title>
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		<title>Il cornetto materano</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Nov 2017 08:59:21 +0000</pubDate>
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			<p>Il Pane di Matera non è solo buono, ma rappresenta una forma autentica e radicata di cultura popolare. Riconosciuto come prodotto con marchio IGP, la sua preparazione rappresentava in passato un momento sacro. La massaia contadina cominciava i preparativi dalla sera prima con il recupero del lievito madre che custodiva gelosamente in un piccolo recipiente di argilla per un’intera settimana. Unite acqua e farina al lievito, lasciava l’impasto a fermentare tutta la notte.</p>
<p>Al mattino, la massaia cominciava a lavorare l’impasto. A pugni chiusi premeva e ripremeva la massa, girandola e rigirandola, bagnandola di tanto in tanto con acqua tiepida e sale. Quando il marito si alzava all’alba per andare nei campi o in bottega, lei aveva cura di rimboccare le coperte per non disperdere il calore del suo uomo, custodito dal letto durante la notte. E lì, in quel giaciglio, che disponeva una dopo l’altra le panelle di massa appena composte affinché lievitassero e crescessero. La pasta è femmina e solo l’uomo può fecondarla.</p>
<p>Era il momento più delicato della panificazione, da questo rito dipendeva la buona riuscita del pane che avrebbe sfamato la famiglia per tutta la settimana. Un momento solenne in cui la massaia, sulle forme lasciate a lievitare, incideva un lungo segno della croce: “<em>Cresci pane, come crebbe Gesù in fasce. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo</em>.”Passava poi il garzone del panettiere a ritirare le forme di pasta pronte per essere infornate nei forni pubblici.</p>
<p>Potete trovare uno di questi antichi forni proprio all’ingresso del Residence San Gennaro. Ma come fare per non confondere le proprie pagnotte, preparate con devozione, con quelle della vicina? I timbri del pane servivano proprio a “marchiare” le forme di pane.  In questa residenza potete osservare una tipica forma di pane a cornetto marchiato con il timbro&#8230;</p>
<p><em><strong>Curiosità:</strong> Per le vie del centro troverete ancora artigiani del legno che realizzano timbri del pane. Si tratta di manufatti in legno intagliato a mano che avevano la funzione pratica di rendere riconoscibili le pagnotte dopo la cottura nei forni pubblici. Sulla base venivano scolpite le iniziali del capofamiglia o un altro segno distintivo familiare, mentre sulla parte superiore decorazioni di figure animali, elementi architettonici o simboli di virilità e prosperità.</em></p>

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		<title>La cartapesta e l&#8217;artigianato</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Nov 2017 08:57:43 +0000</pubDate>
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			<p>La città dei Sassi è culla di un artigianato che affonda le sue radici nell’arte popolare e pastorale. Nato per soddisfare necessità quotidiane, l’artigianato locale conta eccellenti manufatti in terracotta, tufo, legno e cartapesta. Ma è la lavorazione di quest’ultima che ha acquisito nei secoli un significato spirituale oltre che artistico.</p>
<p>È nella spettacolare e antica Festa della Bruna, un rito religioso nato più di 600 anni fa, che i manufatti in cartapesta trovano il loro fondamento e ispirazione. Gli artigiani materani, di generazione in generazione, si tramandando il sapere della cartapesta con cui realizzano con maestria e manualità il Carro Trionfale per la celebrazione del culto alla Madonna della Bruna, patrona e protettrice della nostra città. Ogni 2 luglio in occasione della Festa viene costruito un Carro barocco ricco di elementi decorativi, motivi allegorici e figure sacre interamente realizzati utilizzando la tecnica della cartapesta: una poltiglia di carta macerata in acqua e colla di farina, e poi mescolata con colla animale e gesso, diventa una pasta consistente che può essere modellata e,  una volta essiccata, colorata e decorata.</p>
<p>Ma la particolarità di questo Carro Trionfale, realizzato ogni anno con cura, arte e sapienza dai migliori maestri della cartapesta è che, dopo aver percorso le strade della città accompagnando la statua della Madonna della Bruna, viene assaltato e completamente smembrato dall&#8217;anima popolare che si esalta in un momento catartico in cui si fondono sacro e profano.</p>
<p>La leggenda narra di una fanciulla sconosciuta apparsa ad un contadino che rientrava verso la città con il suo carretto. La fanciulla chiese al buon uomo un passaggio ed egli gentilmente l’accompagnò. Quando giunsero davanti alla cattedrale, l’uomo vide la giovane donna tramutarsi in statua sussurrando all’incredulo contadino queste parole <em>“È così, su un carro addobbato, che voglio entrare ogni anno nella mia città.</em>” Ogni anno da secoli il carro viene distrutto nella Piazza Centrale della città anche perché l&#8217;anno successivo se ne possa costruire uno nuovo.</p>
<p><em><strong>Curiosità:</strong> Nel vostro soggiorno a Matera vi capiterà di imbattervi in uno dei molteplici pezzi saccheggiati al Carro degli anni precedenti. Sono le testimonianze dello “strazzo” e i materani le espongono fieri nelle loro abitazioni e attività commerciali. Se prestate attenzione, potreste facilmente notarli nelle vetrine di un negozio o dietro al bancone di un bar.</em></p>

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		<title>Il palombaro e la raccolta delle acque</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Nov 2017 08:56:00 +0000</pubDate>
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			<p>È al sistema di raccolta dell’acqua piovana che sono dedicati gli ambienti della Residenza del Palombaro. Per la scarsa piovosità di questo territorio, la necessità di preservare l’acqua rappresentava per gli abitanti di uno degli insediamenti urbani tra i più antichi al mondo, una risorsa fondamentale per la propria esistenza. Il Palombaro lungo era la più grande cisterna della città antica. Un luogo unico e sorprendente che potete ammirare ancora oggi e che vi lascerà senza fiato per la sua ingegnosità.</p>
<p>Questo articolato metodo di approvvigionamento delle acque è stato utilizzato fino ai primi anni del ‘900 basando il suo funzionamento su un sistema di vasi comunicanti. Una volta imbrigliata l&#8217;acqua piovana non restava che lasciarla scorrere per gli innumerevoli canaletti e grondaie ricavati sui tetti delle abitazioni. L’acqua scorreva fino a grandi cavità dalla tipica forma a goccia, le cisterne a campana, scavate nella roccia dei cortili e delle case: veri e propri pozzi dove i materani si recavano con i secchi per rifornirsi dell’acqua necessaria. Anche in questa residenza, nella parete in fondo, era presente una di queste cisterne, oggi chiusa per motivi di sicurezza, in cui confluiva l’acqua proveniente dal Palombaro.</p>
<p>La particolarità di questa grande riserva d&#8217;acqua risiede anche nella sua posizione: si trova infatti sotto la grande e centrale Piazza Vittorio Veneto, attraversata ogni giorno da centinaia di persone. Siamo nei sotterranei della città, nella parte più antica e nascosta, la più segreta e ricca di suggestione, capace di raccontare e spiegare la vera natura di questo insediamento urbano unico al mondo.</p>
<p>Proprio la straordinaria unicità di questo meccanismo di salvaguardia e conservazione di un bene primario come l&#8217;acqua è stato tra gli aspetti che ha contribuito maggiormente all&#8217;inserimento dei Sassi come ecosistema urbano tra i Patrimoni Mondiali dell&#8217;umanità UNESCO.</p>
<p><em><strong>Curiosità:</strong> Uno dei caratteristici recipienti utilizzati per il trasporto dell&#8217;acqua era il cùcumo. Quando i contadini partivano alla volta dei campi l&#8217;unico modo con cui potevano abbeverarsi durante la giornata erano proprio i cùcumi, manufatti in terracotta simili alle giare, in cui l&#8217;acqua rimaneva fresca per molte ore. Potete osservare alcuni di questi manufatti proprio in questa residenza.</em></p>

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		<title>Luigi Guerricchio</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Nov 2017 08:35:25 +0000</pubDate>
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			<p>Luigi Guerricchio è stato un artista materano a cui la città di Matera è stata ed è tuttora fortemente legata. Pittore di immagini e paesaggi a lui familiari come i “Sassi”, ha saputo cogliere l&#8217;essenza del meridione in tutte le sue declinazioni: la natura, il lavoro in campagna e le feste popolari. La pittura di Guerricchio, dedicata all’uomo e alla sua terra di origine, è permeata di un intenso realismo figurativo. Appena fuori l’ingresso di questa residenza trovate una sua opera a darvi il benvenuto. Gentile dono dell&#8217;artista, sono i Girasoli dipinti su ceramica, incastonati nelle mura della nostra struttura in memoria di questo indimenticato artista.</p>
<p>Il pittore amava passeggiare tra i vicoli della sua città e passare il tempo in compagnia di amici, poeti, scultori e artisti. Lo si poteva incontrare facilmente in qualche trattoria a gustare i piatti della tradizione lucana e ad assaporare dell’ottimo vino del Vulture. Figlio di Via Liceo, oggi Via Ridola, Guerricchio visse in una casa antica, accanto al Museo Ridola. Frequentò il Liceo Classico che si affacciava proprio sulla piazza davanti al museo, ma dopo la maturità, nonostante la disapprovazione del padre medico, abbandonò gli studi classici per dedicarsi completamente alla pittura.</p>
<p>Paesaggi lucani e case grotta dei Sassi sono tra i soggetti principali delle sue opere giovanili di scuola napoletana. Partecipò a mostre nazionali ed internazionali, in occasione delle quali, gli vennero assegnati numerosi premi tra i quali il premio per la litografia alla Biennale dell&#8217;incisione di Venezia nel 1964 e il premio per la xilografia sempre alla Biennale nel 1968.</p>
<p>Dopo aver vissuto a Napoli, a Firenze, a Salisburgo e a Milano, dove frequentò l’accademia di Brera e conobbe alcuni tra i maggiori artisti del dopoguerra, tornò a Matera, attratto dalla classicità e dalla mediterraneità della sua terra, spinto forse da un desiderio di ritorno alle origini.</p>
<p><em><strong>Curiosità: </strong>C&#8217;è un meraviglioso belvedere sui Sassi intitolato a Guerricchio. La balconata è tra i luoghi più gettonati a Matera per poter ammirare gli antichi rioni da una posizione privilegiata. Ci si può arrivare dalla centralissima Piazza Vittorio Veneto, piazza materana valorizzata dalla scoperta degli ipogei del palombaro.</em></p>

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		<title>Il Falco Grillaio</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Nov 2017 08:32:07 +0000</pubDate>
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			<p>Il Falco Naumanni, nome scientifico del Falco Grillaio, è una specie protetta caratteristica dell’altopiano murgiano. Proprio dove il  territorio è immutato da secoli e vi è un tavolato calcareo coperto da grandi pascoli aridi, si trova la colonia più imponente. Normalmente ci sono 700 coppie nidificanti ma durante il periodo pre-riproduttivo si arrivano a contare 3.000 esemplari. È sui tetti delle nostre abitazioni che i meravigliosi esemplari di Falco Grillaio nidificano con immensa gioia e curiosità degli abitanti di Matera.</p>
<p>Ma non spaventatevi! Questo adorabile falchetto è molto riservato e noterete difficilmente la sua presenza. Il suo becco e i suoi artigli non sono potenti e preferisce quindi nutrirsi di cavallette, grilli, coleotteri e insetti vari e alcune volte riesce a deliziarsi cibandosi di lucertole.</p>
<p>Questo bellissimo rapace, che viaggia dall’Africa in Italia ad Aprile per poi ritornare nel continente caldo alla fine dell’estate, depone dalle 3 alle 5 uova in buchi e cavità di grossi tronchi. Le uova si schiudono dopo essere state covate per circa un mese. I giovani falchetti dopo essere stati nutriti dalla mamma (per 4 settimane all’inizio dell’estate) imparano a volare. Nelle prime settimane di Settembre le colonie di Falchi Naumanni composte da individui giovani e anziani intraprendono la migrazione autunnale verso l’Africa.</p>
<p>I Materani hanno adottato questo splendido rapace e negli ultimi anni si sono incentivati la costruzione e l&#8217;utilizzo di particolari cassette nido, poiché compensano la perdita dei luoghi di nidificazione a seguito del restauro delle vecchie abitazioni. Sopra la residenza del falco grillaio potete osservare una di queste cassette nido abitualmente frequentata dal nostro amico rapace.</p>
<p><em><strong>Curiosità: </strong>C’è un punto di Matera in cui potrete ammirare numerosi esemplari di Falco Grillaio: un pino domestico situato quasi al centro della città. I piccoli falchi utilizzano questo pino come dormitorio e sembrano del tutto indifferenti al traffico cittadino, particolarmente concentrato in quel punto. Durante il periodo precedente alla riproduzione, al calare del sole è possibile vedere centinaia di uccelli che si affollano in volo attorno a questo pino.</em></p>

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		<title>La Cattedrale</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Nov 2017 08:27:49 +0000</pubDate>
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			<p>La Cattedrale di Matera, dedicata alla Madonna della Bruna e a Sant&#8217;Eustachio, si trova nella Civita, il cuore più antico della città, a due passi proprio dal Residence San Gennaro. I lavori per la sua realizzazione iniziarono nel 1230, dove sorgeva il monastero benedettino di Sant&#8217;Eustachio. Per fare in modo che la chiesa madre dominasse la Civita e i Sassi, la base rocciosa su cui poggiava venne rialzata di oltre sei metri e per questo riuscirete a scorgere il Duomo da ogni punto dell’antica città.</p>
<p>La facciata centrale è dominata da un rosone romanico a sedici raggi che richiama il tema della ruota della fortuna, molto diffuso in epoca medievale, sormontato dall’arcangelo Michele. Nella lunetta della porta maggiore, chiusa da un arco a tutto sesto, vi è la statua della Madonna della Bruna, che durante la festa patronale viene portata in processione per le strade della città. Il campanile, alto 52 metri su quattro piani sormontati da una piramide, sovrasta sia il Caveoso che il Barisano e difficilmente troverete rappresentazioni dello skyline di Matera senza la sua presenza.</p>
<p>Entrando nella Cattedrale appare evidente il contrasto con lo stile esterno. Nulla è rimasto allo stato originario, eccetto pochi importanti affreschi e alcuni capitelli medievali. L&#8217;interno è a croce latina e a tre navate divise tra loro da arcate a tutto sesto. Di grande importanza è un affresco bizantino che raffigura la Madonna della Bruna con Bambino, attribuito a Rinaldo da Taranto e ubicato sull&#8217;altare detto &#8220;della Bruna&#8221;.</p>
<p>La sera del 2 luglio il carro trionfale, dopo aver portato in processione la statua della Madonna, giunge in Cattedrale per compiere tre giri della piazza in segno di presa di possesso della città da parte della protettrice. Dopo i tre giri la statua della Madonna viene deposta nella chiesa madre, dando la possibilità al carro di cartapesta di dirigersi verso Piazza Vittorio Veneto dove verrà assaltato e distrutto da una folla di migliaia di persone.</p>
<p><em><strong>Curiosità:</strong> Molti non sanno che sono presenti due statue della Madonna della Bruna, una detta la “Coraggiosa” perché impiegata durante la processione sul Carro Trionfale e la seconda detta la “Paurosa”, che rimane sempre esposta in <a href="http://www.wikimatera.it/cosa-vedere-a-matera/la-cattedrale-le-chiese-ed-i-santuari-di-matera/la-cattedrale-di-matera/">Cattedrale</a> per l’adorazione dei fedeli e viene portata in processione solo durante il giorno dell’Ottava.</em></p>

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		<title>Le Case Grotta</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Nov 2017 13:36:26 +0000</pubDate>
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			<p><em>&#8220;Questi coni rovesciati, questi imbuti si chiamano Sassi, Sasso Caveoso e Sasso Barisano. Hanno la forma con cui a scuola immaginavamo l&#8217;inferno di Dante. La stradetta, strettissima, che scendeva serpeggiando, passava sui tetti delle case, se così quelle si possono chiamare. Sono grotte scavate nella parete di argilla indurita del burrone: ognuna ha sul davanti una facciata; alcune sono anche belle, con qualche modesto ornato settecentesco.&#8221; </em></p>
<p>Così scriveva Carlo Levi nel suo Cristo si è fermato ad Eboli raccontando la vita semplice ed umile che si svolgeva all’interno di queste dimore. Interi rioni scavati nella roccia tufacea, abitazioni rustiche costituite per lo più da un unico vano popolati fino agli anni Cinquanta da famiglie di contadini e artigiani che vivevano in case grotta come questa in cui vi trovate ora.</p>
<p>Adornate di pochi suppellettili, le abitazioni avevano in comune un focolare con la cucina, un piccolo tavolo al centro della casa sul quale tutti i membri della famiglia mangiavano in comunione, un materasso ripieno di foglie di granturco che fungeva da giaciglio per il riposo del patriarca e della consorte e, accanto al letto, un grande comò con più cassetti, utilizzati per riporre oggetti e utensili e, quando necessario, come culla per i neonati.</p>
<p>La casa grotta fungeva da ricovero notturno anche per gli animali che, dagli ambienti in fondo alla grotta, riscaldavano la dimora con la loro presenza. Gli uomini lasciavano le case all’alba diretti ai campi o al pascolo nella murgia mentre le donne e i bambini vivevano il “vicinato”. Il cortiletto su cui affacciavano le abitazioni diventava il fulcro di relazioni profonde di amicizia e interdipendenza. La coesistenza con altre famiglie produceva l&#8217;esigenza di far sapere dove si andava, cosa si faceva o, eventualmente anche di fingere: il vicinato diventava così un &#8220;teatro&#8221; ed i vicini un pubblico spesso intransigente.</p>
<p><em><strong>Curiosità</strong>: Nel 1964 Pier Paolo Pasolini girò buona parte del suo Vangelo secondo Matteo tra queste stradine di pietra, simbolo del sottosviluppo dell’Italia meridionale. Allora Matera era una città quasi sconosciuta ma fu scelta da Paolini che, dopo aver visto Israele, Siria e Palestina trovò proprio nei Sassi i paesaggi mediorientali adatti per il suo film sulla vita di Gesù.</em></p>

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		<title>Le chiese rupestri</title>
		<link>https://www.bbresidenzasassi.it/family-picnic/</link>
		
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		<pubDate>Tue, 07 Nov 2017 14:34:20 +0000</pubDate>
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			<p>Il Residence prende il nome da un&#8217;antica chiesa edificata in onore di San Gennaro che si trovava nell’omonima via nei pressi della nostra struttura. Ma le abitazioni stesse presentano caratteristiche architettoniche tipiche della cultura monastica e non di quella contadina. Questi luoghi furono infatti abitati da frati francescani che convivevano assieme ad altri gruppi di monaci.</p>
<p>Nel periodo compreso tra l&#8217;VIII e il XIV secolo Matera, grazie anche ad una posizione di passaggio, fu un importante polo di attrazione per varie comunità monastiche anche di cultura bizantina. Queste contaminazioni influenzarono molto il fenomeno del monachesimo in questo territorio, soprattutto nella sua espressione artistica più particolare: le chiese rupestri. Il territorio circostante infatti, è caratterizzato dalla presenza di oltre 150 chiese rupestri scavate nella roccia calcarea, in buona parte visitabili.</p>
<p>Su una facciata della struttura, ancora presente lo stemma risalente all’ordine francescano: due braccia incrociate sotto una croce. Il braccio coperto dal saio è quello di S. Francesco, l’altro spoglio è quello di Cristo, simbolo dell’indissolubilità tra l’ordine francescano e la Chiesa di Cristo. Sulla facciata principale di questa residenza invece, potrete osservare delle croci scolpite nel tufo.</p>
<p>Non sarà una coincidenza che proprio a pochi minuti dal Residence San Gennaro si trova la meravigliosa chiesa dedicata a San Francesco d’Assisi. Fu durante il Settecento che questa chiesa raggiunse il suo massimo splendore con la costruzione di una magnifica facciata in tardo barocco, luminosa ed armonica, opera degli architetti Vito Valentino e Tommaso Pennetta. Alcuni cronisti narrano che nel 1218 ospitò San Francesco d&#8217;Assisi in persona.</p>
<p><em><strong>Curiosità</strong>: Molte delle chiese rupestri sono state scavate nel calcare dolce e spesso della gravina. Questa tipologia di &#8220;tufo&#8221;, con cui sono state edificate anche le case dei Sassi viene definito calcarenite ed è una roccia sedimentaria formata da piccole particelle di calcare. La calcarenite è un sedimento carbonatico tenero e facilmente lavorabile  che ha permesso fin dalle epoche preistoriche di cavarla manualmente dalle grotte naturali per adattarle meglio alle esigenze umane.</em></p>

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